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Il COMITATO PER LA DIFESA E L'ATTUAZIONE DELLA LEGGE BIAGI nasce nell'ambito dell'associazione Giovane Italia di cui Maurizio Sacconi è presidente onorario, Stefania Craxi è presidente, Sergio Pizzolante è segretario, Giuliano Cazzola è presidente del comitato scientifico.

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Giuliano Cazzola 
Lamberto Dini lo ha detto chiaramente (Il Sole 24 Ore del 18 novembre). 
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CONTROINFORMAZIONE

Il Governo è impegnato in una complessa quadratura del cerchio: deve escogitare una nuova stesura del disegno di legge di attuazione del protocollo del 23 luglio in grado di accontentare la sua composita maggioranza e, nello stesso tempo, di aderire alla richiesta delle parti sociali che non potrebbero tollerare – per tanti diversi motivi – uno snaturamento dei contenuti concordati, difesi in un duro confronto politico con le formazioni comuniste e sottoposti  alla consultazione e al voto di milioni di lavoratori. La Confindustria, attraverso un discorso del suo presidente, ha addirittura prefigurato la fine della concertazione se non sarà ripristinato l’articolato originario del disegno di legge, modificato profondamente in Commissione Lavoro della Camera in punti delicatissimi per l’equilibrio dei conti pubblici (per quanto riguarda le pensioni) e l’organizzazione del lavoro nelle imprese (con riferimento alla modifiche alle norme sulla flessibilità). Dal canto suo l’ala della sinistra oltranzista, che è riuscita a far passare parecchie sue posizioni (è singolare che in molti casi la maggioranza abbia votato a favore di emendamenti sui quali il Governo aveva espresso parere negativo), è schierata a difesa del testo della Commissione e si riserva di far valere in aula le proprie istanze, anche quelle che non hanno trovato soddisfazione in sede referente. Walter Veltroni, dal canto suo, ha cercato di svolgere il ruolo che spetta al leader del Partito democratico, spiegando che si dovrà fare un tentativo per cercare una nuova formulazione che non stravolga il senso del protocollo. Ma se ciò si rivelasse impossibile – ha proseguito Veltroni - l’esecutivo dovrà attenersi alla stesura iniziale, ritenuta più conforme al testo del protocollo. Una volta chiarito questo aspetto essenziale (comunicare ai deputati su quale articolato si andrà a votare) il Governo è autorizzato a chiedere la fiducia. C’è da presumere che – grazie alla legge dei numeri - alla Camera la maggioranza terrà, magari con qualche mal di pancia sul versante di sinistra. Ma quando il provvedimento arriverà a Palazzo Madama, che cosa farà la pattuglia di Lamberto Dini, se il disegno di legge si discosterà dalla versione originaria ?  O, di converso, quale sarà l’atteggiamento degli ultras della sinistra se il Governo si mostrerà attento alle istanze dei liberaldemocratici ? Probabilmente tutto si sistemerà, come continua ad assicurare il premier (in politica 2 più 2 può anche fare 3 o 5), ma il percorso non sarà né agevole né scontato. Molti sono gli aspetti critici e criticati. In materia di lavoro vi sono già state delle importanti mutilazioni della legge Biagi (il lavoro a chiamata anche se in proposito sono state previste possibili deroghe nei ccnl; il contratto di somministrazione, ma soprattutto il lavoro a termine); oltre a ciò, sono previste norme di delega che possono consentire al Governo di smontare dei pezzi importanti e rimontarli in maniera opposta. Inoltre, come se fosse una bandiera, la sinistra ha preteso di scrivere nel ddl che il lavoro subordinato è di regola a tempo indeterminato: una vera e propria - quanto inutile - petizione di principio, che ricorda la scritta sul muro della Fattoria degli animali di George Orwell (Tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri). Ma la faglia del disegno di legge (ovvero la linea su cui può interrompersi del tutto ogni possibile prospettiva di sostenibilità e coerenza tra le nuove norme e le disponibilità economica) è data dalla disciplina dei lavori usuranti, parecchio a rischio, già in partenza. La Commissione Lavoro della Camera, cancellando il riferimento alle regole vigenti in materia di requisiti del lavoro notturno, ha di fatto posto le premesse per un allargamento indiscriminato della platea degli aventi diritto al beneficio previsto per i lavoratori adibiti a mansioni usuranti (tre anni in meno di età pensionabile con un minimo di 57 anni). A questo punto le componenti riformiste della maggioranza si attaccano al limite indicato per la copertura finanziaria (2,86 miliardi in un decennio), per cui – sostengono - ci sarebbe un ampliamento del numero dei lavoratori potenzialmente interessati, ma pur sempre a parità di oneri. A tale considerazione è facile obiettare (come hanno fatto domenica 25 novembre Lamberto Dini e Natale D’Amico in un articolo sul Sole 24 Ore) che si tratta di argomenti inconciliabili, perché non sarà mai possibile riconoscere il diritto al pensionamento anticipato a centinaia di migliaia di lavoratori e deludere poi le loro aspettative per mancanza di risorse. 


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